Inoltre ha sviluppato collaborazioni con servizi
territoriali di riferimento (il Giallo Club, Fabbrica della Birra,
Associazione Genitori della scuola Elementare di via S. Alessandro,
Caronno Pertusella, Spazioanteprima, CAG di Bollate).
QUATTRO AREE DI SVILUPPO PER
SERVIZI PSICO SOCIO - EDUCATIVI
INDAGINE:
attraverso un continuo aggiornamento sulle opportunità esistenti in
termini di progetti e loro finanziamenti, promuovere il benessere dei
ragazzi e prevenire possibili situazioni di disagio, per mezzo di
diagnosi sociale dei bisogni individuali e familiari all’interno di un
rapporto professionale d’aiuto che sappia far emergere e valorizzare le
risorse di ciascuno.
PREVENZIONE:
un'idea di prevenzione
che promuova la capacità di agire all'interno della propria attività di
educatore/coordinatore o all'interno del proprio ruolo di genitore con
un'attenzione che permetta di chiarire e riordinare la visione complessa
che si ha del mondo dei ragazzi. Costruire o contribuire alla creazione
di un ambiente comune (co-responsabile) più accogliente e stimolante
in cui i giovani, adolescenti, e bambini possono rafforzare le proprie
risorse e le proprie capacità per affrontare le difficoltà quotidiane
insite nel processo di crescita, ma anche più semplicemente per
condividere piacevoli momenti.
INTERVENTO:
creatività e cura. Il percorso
“creatività e cura” si centra attorno ad un diretto coinvolgimento dei
partecipanti con incontri formativi basati sull'attivazione del gruppo,
sulla condivisione di esperienze, sul confronto relativo alle tematiche
proposte. Sperimentare possibili strategie educative e soluzioni
innovative includendo attivamente i partecipanti in esercitazioni e
role-playing. In una prospettiva di ricerca valutativa, con tale
strumento, si intende esplorare i vissuti dei soggetti attraverso la
loro “immersione” nel contesto indagato. In tal modo non si restringe
l'analisi alla sola razionalizzazione di un determinato evento e si mira
a far emergere il vissuto del soggetto riducendo i “filtri”
comunicativi.
METODOLOGIA:
la metodologia si
ispira all’approccio che utilizza “il mutuo insegnamento”, ovvero quello
che Joseph Lancaster chiama “la Peer
Education”,
o educazione tra pari. E’ un approccio socio-educativo che punta fare
dei ragazzi i soggetti attivi della propria formazione coinvolgendoli in
un modo di
operare completamente diverso rispetto ai
tradizionali metodi di formazione. Con la Peer
Education,
infatti, non sono più gli adulti a trasferire contenuti, valori,
esperienze, sono i giovani stessi a confrontarsi fra loro scambiandosi
punti di vista, ricostruendo problemi ed immaginando autonomamente
soluzioni, pur sapendo di poter contare sulla collaborazione di adulti
esperti, educatori dello Staff di PuntoalCentro.
LA PEER EDUCATION
Peer
Education
adopera le spiccate capacità dei giovani per trasmettere conoscenze ai
propri coetanei, uno strumento valido ed efficace in grado di sviluppare
e rafforzare le competenze cognitive e relazionali dei singoli, e
insieme di valorizzare le funzioni educative del gruppo, facendo della
classe/gruppo stesso una risorsa per l’apprendimento, uno strumento di
crescita e di cambiamento.
Peer
education è una tecnica psico-socio educativa utilizzato in gran parte
d’Europa
(soprattutto in sede d educazione e promozione della salute es.
bullismo), presso la Croce Rossa Italiana e/o dal corpo dei paracatudisti nel cotesto dell’A.p.G. (Attività per i Giovani), laddove
gli allievi diventano soggetti attivi della propria formazione, non solo
più recettori di contenuti, le esperienze vengono trasferite
dall’educatore/insegnante . Questo avviene attraverso un apprendimento
di gruppo laddove la ricostruzione dei problemi e di ricerca delle
possibili soluzioni, possono essere rassicurati e accompagnati dalla
collaborazione degli “esperti” (Mutuo Insegnamento).
Il MUTUO INSEGNAMENTO, indicato anche come
INSEGNAMENTO RECIPROCO, è un metodo didattico elaborato per la prima
volta tra la fine del XVII e l’inizio del XIX secolo, in alcune scuole
primarie per poveri, dal pedagogista-pedagogo e filantropo inglese
Joseph Lancaster e dal reverendo Andrew bell , quest’ ultimo impegnato
come missionario in India.
Con tale metodo, l’insegnamento del Docente non viene
impartito simultaneamente a tutti i suoi discenti, ma viene impartito
inizialmente al gruppo di discendenti più capaci, individuati come
ripetitori delle lezioni, che a loro volta comunicano agli altri allievi
- divisi in squadre o classi - quanto hanno appreso
In Italia questa tecnica è stata utilizzata da Raffaello Lambruschini.